Ricordo bene quella data perché era la mia prima volta ad Ascoli Piceno, città che già nel 1579 manifestò l’esigenza di una scena fissa. Mio caro ospite, sei già stato nella Pinacoteca Civica? Lì dove oggi si estende la maestosa Sala della Vittoria, un tempo albergava il teatro pubblico, progettato da Giuseppe Gualtieri e supervisionato da Luigi Vanvitelli, architetto della Reverenda Camera Apostolica. Ben presto la struttura risultò inadeguata, specie a causa della deperibilità del materiale utilizzato: il legno. Il rischio d’incendi e danni al Palazzo degli Anziani che l’ospitava era davvero troppo elevato. 

Si decise così di edificare un nuovo teatro in un’altra zona della città. Il primo scoglio da superare fu la reperibilità dei fondi necessari per l’avvio di questo ambizioso progetto. A dispetto di ogni timore, la possibilità di acquistare un palco, e sostenere così la costruzione del nuovo spazio scenico, fu accolta benevolmente. Sì, perché devi sapere che questa concentrazione di teatri nel territorio marchigiano era dovuta al fatto che molte famiglie nobili tra il 1600 e il 1700, nutrivano una forte passione per la musica e le attività drammaturgiche. Nel lontano 1839 nacque la Società condominiale del Teatro Ventidio Basso, costituita da sessantacinque soci palchettisti disposti a spendere fior di quattrini per la realizzazione di un teatro composto da tre ordini! Erano sostenuti dall’amministrazione comunale che in parte se ne assumeva la gestione. 

Per quanto riguarda Ascoli, fu così che iniziarono i lavori per la fondazione di questo incantevole teatro che, secondo contratto, doveva ospitare almeno due stagioni: una in occasione del Carnevale, l’altra della Fiera di novembre. La progettazione fu affidata a Ireneo Aleandri, discepolo di Giuseppe Camporése e ingegnere del Comune di Spoleto. Nell’ambiente era considerato un vero e proprio esperto poiché oltre al teatro di San Severino ne aveva concepiti altri tra Umbria e Marche. Non mancarono momenti di grande tensione fra le parti. Per questo motivo quello che vediamo oggi è solo parzialmente riconducibile all’Aleandri, ma continueremo questo discorso più avanti. 

Prima di entrare vorrei che ti soffermassi sulla facciata in travertino caratterizzata da due ordini: il secondo presenta delle paraste allineate alle colonne in stile ionico del pronao sottostante. Bene, memorizza questa veduta perché all’interno racconterò le diverse modifiche che si susseguirono durante i lavori. 

Seguimi, per favore, ora possiamo entrare.